La donna ironizza sul proposito di Alfonso di assentarsi, ma la sua considerazione è ispirata dal buon senso: la sua assenza permetterà al Maller di correre ai ripari, per coprire l’incauto atto di debolezza di Annetta. Ma il giovane accoglie con favore la proposta di Annetta, per sottrarsi a una situazione vischiosa, in cui teme di diventare un burattino della volontà altrui.

A casa lo attende un’amara sorpresa: aveva accampato un pretesto sulle cattive condizioni di salute di sua madre e scopre che lei è davvero ammalata molto gravemente. L’esperienza della vita a Trieste, quantunque di non lunga durata, lo ha trasformato in modo irreversibile: il paese, i suoi conoscenti, la sua stessa casa gli appaiono in una luce negativa, come se fossero sottoposti a un processo di rapida decadenza. Assiste, quasi con una desolata incredulità, all’agonia e alla morte della madre e, come in preda a una sorta di straniamento, allibisce baciando la sua fronte gelida: “Aveva baciato una cosa non una persona”.

I sentimenti non conoscono alcuna intensità in Alfonso, che li vive come rituali propri della vita associata: è illuminante, a tale riguardo, il suo stato d’animo al cimitero, dove si sorprende della latitanza di una commozione che si era aspettato. I suoi gesti non solo non sono provocati dai sentimenti, ma nemmeno ne sono accompagnati: anche quando, dopo la notte d’amore, per rispondere dalla strada al saluto della ragazza agita il cappello, compie questo gesto “ben trovato” solo perché si ricorda che così usava in amore.

È chiaro che per Nitti non esiste più la possibilità, che lui ventilava nella lettera con cui si apre il romanzo, di un ritorno al paesello natio dopo l’esperienza cittadina. Il trauma per la morte della madre è tale che lui si ammala fino a delirare. Fallita la via di fuga del ritorno alla quiete della campagna, al giovane non rimane che vendere i suoi beni e congedarsi definitivamente dalla casa paterna. Si accorgerà ben presto, però, che per lui non c’è più posto nemmeno in città. I suoi colleghi, che prima gli dimostravano antipatia, ora gli sono divenuti manifestamente ostili, e Alfonso, proprio quando ha abdicato ai suoi sogni di ascesa sociale e si è rassegnato alla routine del lavoro di banca, si ritrova, senza comprenderne le ragioni, degradato a un incarico meno remunerativo.

Le cose precipitano d’ora in poi per il giovane, che si distingue per la scarsa lucidità delle sue iniziative. In preda all’agitazione ha un colloquio con il Maller, dal quale esce senza essere riuscito a riottenere l’incarico precedente. Annetta, che è rimasta una fedele calcolatrice dei suoi interessi, personali e di classe, si è fidanzata con il ricco cugino Macario, e Alfonso non ha più l’opportunità di un colloquio con lei. La lettera che allora lui le scrive, nella quale la sua goffaggine raggiunge il culmine, viene intesa dai Maller come un tentativo di ricatto: la conseguenza è la sfida a un duello che gli viene lanciata da Federico, il fratello di Annetta.

Il successivo gesto estremo di Alfonso appare dettato dalla disperazione per l’incapacità di sostenere la lotta dell’esistenza, come può indurre a ritenere il concorso di autogiustificazioni di Alfonso. La sua, dunque, è una fuga, con la quale, però, egli rivendica la propria superiorità morale alla grettezza di ogni odio e sospetto. Questa autoesaltazione, per quanto patetica nel suo autoinganno, rivela il sussulto di dignità di un gesto al quale si può riconoscere una paradossale coerenza, tanto più sconcertante in una psicologia tramata d’incoerenza. Alla valutazione definitiva, il fascino del personaggio deriva dall’elusività delle sue ragioni, che mantiene intatta la ricchezza della sua complessità.

Alcuni anni dopo questa prova notevole, Svevo ci offrirà Senilità, attingendo a valori poetici ancora più intensi, in virtù di una composizione più compatta e serrata e di un personaggio femminile tra i più compiuti della letteratura italiana.

Written by Antonio Benedetti

 

Bibliografia

Italo Svevo, Una vitaDall’Oglio, 1962

 

 

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