Che cosa richiama alla mente del lettore il nome Scapigliatura? L’aggettivo scapigliato significa con i capelli in disordine, ma gli esponenti della Scapigliatura non avevano certo in disordine solo i loro capelli, ma la loro stessa vita. Conviene subito chiarire che non si tratta di un movimento che si fondi su determinate basi teoriche, ma solo di un gruppo di giovani scrittori che condividevano determinati ideali artistici e di vita.

Il termine Scapigliatura deriva dal titolo di un romanzo di uno dei suoi esponenti, Cletto Arrighi, ma è un nome che non ha  avuto molta fortuna, perché non è mai riuscito a soppiantare nella nostra lingua il francese bohème.

Essa, come di solito si crede, non è stata solo un fenomeno letterario, ma anche artistico e musicale: il pittore Francesco  Filippini animò un impressionismo italiano in opposizione a quello francese, e Arrigo Boito fu importante non solo come letterato, ma anche come compositore e librettista.

La Scapigliatura  nacque a Milano negli anni sessanta dell’Ottocento e si diffuse anche in Piemonte. Secondo qualche critico si diffuse in tutta la penisola, e in tal caso viene cooptato in essa il napoletano Vittorio Imbriani, uno scrittore tardivamente riscoperto nella sua non trascurabile statura artistica.

Gli Scapigliati erano dei bohémien, ma non tutti, come spesso s’immagina, condussero una vita maledetta, dedita all’alcool e alla droga, né morirono in giovane età di tubercolosi o suicidi. Nel complesso, erano accomunati dall’avversione per il Romanticismo, che ritenevano avesse affievolito in un vaporoso languore la sua autentica vitalità, e amavano esibirsi come spiriti ribelli alla società borghese del loro tempo.

Essi ebbero il merito di incarnare il conflitto tra l’artista e la società, che per prima aveva conosciuto la terra tedesca verso la fine del secolo precedente, con lo Sturm und Drang, al quale partecipò anche un giovane Goethe. Da noi questo conflitto non era mai emerso (fu solo lambito dal Foscolo), ma ora l’Italia appena unificata, per promuovere il suo sviluppo economico, aveva bisogno di tecnici più che di letterati e tendeva a svalutare, se non a emarginare, il ruolo degli intellettuali di formazione umanistica.

La loro ribellione, in verità, non poggiava su solide basi teoriche ed era ricca di contraddizioni. Gli Scapigliati provavano attrazione e repulsione nello stesso tempo per Manzoni e per lo sviluppo industriale, e politicamente in qualche caso nutrivano simpatie per l’estrema sinistra storica di Cavallotti, ma per lo più sconfinavano nell’anarchismo, pur senza mai aderire ufficialmente al movimento anarchico internazionale. Colpisce, comunque, nelle loro file l’assenza di figure femminili, colpisce ancora di più la loro diffusa misoginia.

Tutti i momenti artistici si valutano non per la loro poetica, ma per i loro risultati. Se la Scapigliatura avesse avuto un rappresentante dello stesso rilevo che il Verismo ebbe con Verga, le storie della letteratura userebbero nei suoi confronti un atteggiamento di maggiore apprezzamento. Purtroppo Verga, come Manzoni e Leopardi, le vette del Romanticismo, non nascono spesso in un secolo. La Scapigliatura sconta  dunque il divario tra poetica e poesia, tra intenzioni e realizzazioni.

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