Come avrebbe reagito Flaubert se gli avessero proposto la lettura di un grosso romanzo scritto in meno di due mesi? Certamente lo avrebbe restituito all’istante al suo interlocutore, senza celare la sua irritazione, se non la sua indignazione. Indubbiamente non avrebbe mai sospettato e tanto meno riconosciuto in quel romanzo un capolavoro di statura europea. Un’opera di quella mole, che del resto lui non scrisse mai, forse gli avrebbe richiesto una decina d’anni di travagli.

Stendhal effettivamente compose la Certosa di Parma in cinquantadue giorni, nella solitudine claustrale di un palazzo parigino, dettandola a un copista, tre anni prima di morire. Con le sue circa ottocento pagine il romanzo spaventò l’editore, che costrinse l’autore a condensare in due pagine le ultime trecento.

Finalmente la critica cominciò ad accorgersi di Stendhal, e accordò un buon consenso al romanzo, ma, com’era prevedibile, non risparmiò le sue riserve sullo stile, accusato, non senza qualche ragione, ma nemmeno senza qualche esagerazione, di sciattezza e di trascuratezza. Come rispose secondo voi a queste critiche lo scrittore francese?

Share This