La caccia della felicità si svolge con un ritmo incalzante, tra complotti e ricatti, delitti e veleni, prigioni ed evasioni. La duchessa Sanseverina acquisisce una parte sempre più importante nel romanzo, e il suo intervento nei confronti dello sventato nipote Fabrizio è spesso provvidenziale. La donna è sempre avvolta da un’aura di seduzione tale che tutti si innamorano perdutamente di lei.

Per primo deve essersene innamorato il suo creatore e per ultimi se ne innamorano tutti i lettori. Ma la duchessa è un personaggio infelice, perché il giovane Fabrizio, l’unico uomo che lei abbia sempre amato, non ricambia il suo sentimento. Per ritrovare un creatore di personaggi femminili come Stendhal nella letteratura europea dovremo attendere l’apparizione di un gigante in una terra quasi priva di una tradizione letteraria, Lev Tolstoj.

La caccia della felicita da parte di Fabrizio si conclude tragicamente, in modo brusco, e quasi tutti i personaggi del romanzo conoscono una morte precoce. Ma che importa? La caccia può essere più importante della preda, e il romanzo accompagna i cacciatori per un percorso certamente lungo, ma troppo breve per il piacere dei lettori, che vorrebbero continuarlo all’infinito.

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