Mi chiedo che cosa potesse rappresentare un personaggio come Saffo nell’Atene del loro tempo, quando le donne erano segregate in casa a vita. In una società che era diventata sempre più sessista lei smentiva clamorosamente la concezione che pretendeva la donna inferiore. Inoltre, quanta invidia avrà suscitato tra i poeti?

Alceo, l’altro grande poeta di Lesbo, forse un po’ più giovane, quantunque la canti come “divina, dalla chioma di viola, dal dolce sorriso”, avrà esultato assistendo all’offuscamento della propria fama nell’isola e nella Grecia tutta per opera di una donna? Se Apollo aveva voluto affidarle la sua cetra (la poesia monodica era intonata su questo strumento da un solista) e ci si doveva prostrare davanti alla poetessa, come poteva l’invidia secernere il suo veleno se non diffamando la donna?

Ciò che fa di Saffo il lirico più grande è l’assoluta mancanza di scorie nelle sue poesie. In qualsiasi altro poeta, anche nei più grandi, è possibile reperire parti meno elevate, di una pur nobile letteratura. Nella produzione di Saffo ogni verso, favorito dalla dolcezza del dialetto eolico, respira altezze rarefatte, senza però comunicare nessun senso di vertigine, perché fiorisce dall’humus quotidiano di una comunità con i suoi capricci e i suoi crucci, le sue rivalità e le sue defezioni.

La bacchetta del più caparbio rabdomante della poesia sarebbe costretta ad arrendersi, se ricercasse gradazioni di bellezza in un eden dove tutto presenta, senza soluzioni di continuità, con la naturalezza con cui sbocciano le gemme, lo stesso volto di intransigente raffinatezza. La regina di questo giardino è un’aristocratica, che dichiara il suo culto della bellezza, identificandola con ciò che ama. È fieramente consapevole del suo talento poetico, che le garantirà l’immortalità nella memoria degli uomini, mentre la donna che non ha colto “le rose della Pieria” vagherà sconosciuta anche nell’Ade con le ombre dei morti.

Nella casa dove Saffo serve le Muse non deve risuonare alcun canto di morte; lei non tollera il lutto. Ma se per qualche ragione la turba un desiderio di morte, le sue labbra illeggiadriscono con la frescura della rugiada e il fiore del trifoglio anche le rive dell’Acheronte, quasi fosse un corso d’acqua dei Campi Elisi. Saffo ha avuto in dono da Apollo anche uno sguardo che dona la luce a tutto ciò su cui si posa: le chiome, i monili, le vesti, gli unguenti, le ghirlande…

Ma è solo oro di canti gioiosi e di aeree danze quello che abita il regno floreale di questa Isola Beata? Se così fosse, il mondo poetico di Saffo sarebbe manierato, estenuato dalla sua stessa sontuosità. Invece la signora del tìaso è una donna che soffre con le sue allieve e per le sue allieve. Soffre con loro quando devono abbandonarla, dopo essere state tanto accudite e felici, per una condizione matrimoniale di segregazione, soffre per loro quando sono lontane, quando le preferiscono una compagna, quando la lasciano dormire sola nel cuore della notte.

Saffo e Alceo a Mitilene - Painting by Lawrence Alma-Tadema (1881)
Saffo e Alceo a Mitilene – Painting by Lawrence Alma-Tadema (1881)

Saffo è un temperamento passionale e non conosce solo la condivisione della gioia delicata e della malinconica tenerezza: patisce l’arsura del desiderio, tanto più struggente quando è frustrato. Patisce, soprattutto, le trafitture della gelosia per il promesso di qualche sua allieva, ed esse sono così intense da farla quasi cadere in deliquio. L’amore strema le membra, è un’invitta fiera dolceamara.

A rendere la sua potenza devastante non può più soccorrere qualche immagine di soavità naturale: esso squassa il cuore come il vento montano si abbatte sulle querce. Quando è gravata dalla pena, Saffo si rivolge in preghiera alla dea di cui è una sacerdotessa ideale e che altre volte le ha concesso il suo aiuto. Ad Afrodite lei chiede salvezza, non umiliandosi davanti alla sua divinità, ma con una confidenza che annulla ogni distanza, chiamandola “compagna nella battaglia dell’amore”.

La produzione di Saffo non è stata solo eccelsa per qualità, ma anche notevole per quantità. La perdita dei suoi nove libri di poesia, insieme con il corpus del teatro ateniese, è la più grave che il rogo della biblioteca di Alessandria ha causato allo spirito umano.         

 

Share This