Non chiedo ricchezze, né speranze, né amore, né un amico che mi comprenda; tutto quello che chiedo è il cielo sopra di me e una strada ai miei piedi. Stevenson si presenta in questa dichiarazione non come uno scrittore che compone le sue opere al lume di una lucerna nel chiuso di una biblioteca, ma come un nomade, privo di qualsiasi esigenza, che ha bisogno solo di una strada da percorrere sotto la volta del cielo. Uno degli scrittori più inquieti della storia della letteratura europea avrebbe avuto una buona ragione per essere invece un sedentario, se si considera che per tutta la sua breve vita fu di salute molto cagionevole, a causa di una malattia, scambiata per tubercolosi, probabilmente invece bronchiectasia o, forse, sarcoidosi.

Stevenson fu costretto a trascorrere l’infanzia quasi sempre a letto, accudito nei frequenti accessi di tosse che lo squassavano da un’affettuosa nutrice infermiera, Alison Cunningham. Cummy, come veniva chiamata, spaventò, ma anche affascinò il sensibile bambino con le sue storie, e lui le manifestò la sua gratitudine dedicandole Un giardino di versi di un bambino, una raccolta di 64 poesie pubblicata nel 1885. Le croniche cattive condizioni di salute gli impedirono di frequentare scuole regolari e i genitori gli procurarono precettori privati. Il padre era orgoglioso della precoce vocazione letteraria del suo unico figlio, ma non prevedeva che questi gli avrebbe riservato solo delusioni. Lo iscrisse al corso di ingegneria all’università di Edimburgo, dove Robert era nato il 13 novembre 1850, ma il giovane non intendeva esercitare la professione del padre e si trasferì al corso di giurisprudenza, in cui si laureò senza nessuna convinzione.

Vestiva e viveva da bohémien, collaborava con riviste letterarie e frequentava pub e bordelli di modesta lega. In uno di questi ultimi s’innamorò di Kate Drummond, una prostituta originaria delle montagne scozzesi, che lo allietava con la narrazione di storie pittoresche della sua terra e che lui sembrava intenzionato a  sposare per redimerla. L’ingegnere costruttore di fari Thomas si era rassegnato presto alla scelta letteraria del figlio (aveva anche pubblicato a proprie spese nel 1866 la sua prima opera, una narrazione della rivolta dei Covenanters), ma né lui, né sua moglie, l’aristocratica Margaret Isabella Balfour, che pure era di carattere allegro e brioso, potevano sopportare che Robert suscitasse scandalo nella buona società di Edimburgo. Il colpo di grazia ai genitori, che erano devoti, anche se non rigidi, presbiteriani, il giovane lo inferse confessando il suo ateismo.

Durante uno dei suoi viaggi in Inghilterra egli conobbe la prima Fanny della sua vita, come la seconda più vecchia di lui di parecchi anni e separata dal marito. Con lei lo scrittore intrattenne un rapporto ambiguo, oscillante tra il ruolo di corteggiatore e quello di figlio, e un lungo carteggio. Si riporta sempre, giustamente, che i successivi viaggi di Stevenson in Francia furono determinati dalla ricerca di un clima benefico per la sua salute, ma non giocò meno la sua inquietudine esistenziale: “Per quel che mi riguarda, io viaggio non per andare da qualche parte, ma per viaggiare. Viaggio per viaggiare”, scrive nel secondo e più bello dei suoi resoconti, Viaggi con un asino nelle Cevennes.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             Qu Uno di questi viaggi a dorso d’asino costituì nel 1876 la svolta più importante della sua vita, perché gli consentì di conoscere un’americana, Fanny Van de Grift in Osbourne, in attesa di divorzio e in tour artistico europeo con i suoi due figli. Quando tre anni dopo lei gli scrisse che era ammalata e inferma in California, lo scrittore, contro il parere degli amici e all’insaputa dei genitori, inorriditi dalla sua relazione con una donna sposata, s’imbarcò senza esitare per l’America con un biglietto di seconda classe. Certo, per risparmiare, ma anche per condividere la compagnia di quei reietti che amava, diversamente dagli scrittori che hanno narrato di emarginati, ma guardandosi bene dal frequentarli. Sorprende che in questa “imbarcata di fallimenti, i falliti d’Inghilterra” non regnasse la depressione: “Al contrario, c’era molta allegria a bordo”.  (continua)

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