Possiamo trarre qualche considerazione conclusiva su questi due scrittori. E’ inutile chiedersi quale dei due sia il più grande, perché il primo è con Balzac il più grande romanziere francese della prima metà dell’Ottocento, il secondo non ha rivali nella seconda metà dello stesso secolo.
In comune hanno solo la grandezza, perché sono diversi in tutto. I personaggi di Stendhal sono passionali, quelli di Flaubert sono frustrati, i primi (molto più Fabrizio Del Dongo che Julien Sorel) si possono amare, i secondi possono suscitare compassione o insofferenza, Stendhal non attribuiva particolare importanza allo stile, Flaubert ne era ossessionato.
Se ci mettiamo nei panni del lettore non specialista, come siamo quasi tutti, non dubito che nel suo gradimento Stendhal supera Flaubert di molte lunghezze. Un lettore è felice di riconoscere i pregi dell’arte, ma è ancora più felice di assaporare insieme il piacere della lettura, che è sollecitato dall’eccezionalità e non dalla quotidianità.
Poiché, però, Flaubert è uno scrittore che non si può ignorare, suggerirei di accostarsi ai suoi personaggi solo dopo aver familiarizzato con quelli di Stendhal, come nella delibazione della musica classica conviene procedere dopo aver assimilato Mozart.

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