Regalo di natale

William Wilson di Edgar Allan Poe

Bisogna riconoscere a Poe una capacità notevole di valutare le proprie opere, non frequente tra gli artisti, che spesso si rivelano cattivi giudici della loro produzione. La lista dei suoi racconti che egli considera più riusciti corrisponde infatti a quella che tutti saremmo disposti a sottoscrivere. William Wilson è senz’altro una delle sue cose migliori.

Il protagonista viene descritto come un giovane prepotente, che nel severo collegio dove compie i suoi studi non incontra difficoltà ad affermare il suo carisma con i suoi compagni. Uno di loro, però, non perde mai l’occasione di contraddirlo, provocando la sua crescente irritazione. Di fronte ai tentativi di William di coglierlo in fallo, l’altro non perde mai la sua imperturbabilità.

Questi ha il suo stesso nome, è molto simile a lui nell’aspetto fisico, lo imita in tutto, ma il suo fare è sempre bonario e, soprattutto, la sua voce è sempre un sussurro (non molto dissimile da quello che ossessiona la Gertrude manzoniana dopo la sua complicità nel delitto). Esasperato, William vuole vendicarsi mentre il suo avversario giace addormentato, ma la vista della sua perfetta rassomiglianza con lui lo induce a fuggire e ad abbandonare il collegio.

In età adulta William Wilson vive una vita viziosa e depravata a spese dei suoi genitori. Una volta il suo sosia compare a svelare i suoi trucchi di baro, sabotando la sua intenzione di truffare al gioco un giovane ricco e ingenuo. Da allora William non riesce più a liberarsi di lui, nemmeno trasferendosi da una città all’altra. Ogni volta, infatti, che egli si appresta a compiere azioni malvagie, puntualmente compare il suo doppio a rovinare i suoi piani. Infine, durante una festa in maschera al carnevale di Roma, William lo costringe a un duello e ne ha facilmente la meglio.

Poiché il racconto, come quasi tutti quelli di Poe, è narrato in prima persona, quanta attendibilità dobbiamo attribuire all’io narrante? Il narratore si sforza in ogni modo di persuadere il lettore dell’affidabilità della sua confessione, con una prosa analitica, in cui le frasi obbediscono a una sintassi complessa, che cede alla paratassi solo nei momenti di maggiore intensità emotiva.

Ma se avessimo ascoltato soltanto il delirio di uno psicotico? Nel momento in cui crede di essersi liberato per sempre del suo nemico, William si ritrova davanti, riflessa in uno specchio, la propria immagine. Ma è solo l’allucinazione di un momento. Il suo alter ego lo ammonisce, con la sua stessa voce, che uccidendo lui ha ucciso se stesso, morendo “al Mondo, al Cielo, alla Speranza”.

Se il doppio in letteratura conosce varie incarnazioni, il sosia di William Wilson rappresenta il lato buono, la coscienza critica e attiva di un personaggio negativo. Anche se non gli viene negata la sopravvivenza fisica, il protagonista rimane privato della sua identità, che non può sopravvivere alla morte della sua coscienza. Anche In questo racconto, dunque, il tema del doppio rinvia a quello dell’identità, perché il doppio rappresenta l’identità dimidiata.

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