Qualche risultato, per quanto sempre precario, l’abbiamo raggiunto: gli ingredienti dello stile classico sono la chiarezza e la semplicità. Anche la concisione? Se guardiamo a Cechov, che perseguiva soprattutto la brevità nella scrittura, la risposta è decisamente affermativa, perché non c’è alcun dubbio che il suo sia uno stile classico. Al quesito, però, non si deve rispondere frettolosamente, e cercherò di approfondirlo in un prossimo intervento.

E’ classico lo stile di Dante? Negarlo sembrerà un’eresia, ma la mia opinione, che spero esatta, sui caratteri dello stile classico è disposta ad addossarsi tale responsabilità. Chi si sente di sostenere che lo stile della Divina Commedia sia semplice e chiaro, anche a prescindere dall’oscurità di un lessico spesso arcaico?

Risulta impossibile definire in modo univoco lo stile di Dante, perché egli adotta vari stili, e il suo lessico risulta dalla sedimentazione di vari strati semantici. Contini questo lo ha dimostrato in modo esaustivo, contrapponendo il plurilinguismo di Dante al monolinguismo di Petrarca.

Né il verso né la singola parola nel poema sono semplici e chiari. La parola è sempre esaltata al massimo della pregnanza e concorre alla creazione di un verso teso al massimo delle possibilità espressive. Nella storia della letteratura occidentale questo miracolo sarà rinnovato solo dalla penna di Shakespeare.

Possiamo affermare quindi che la Divina Commedia è un’opera audacemente sperimentale e che in nessun modo il lettore può ritrovare le costanti dello stile classico. E’ un poema che, nonostante la sua notorietà universale, è sempre stato molto più studiato per dovere che letto per piacere, perché sgomenta con la sua quasi ermetica difficoltà.

Il suo autore impone la proskýnesis a chiunque per il riconoscimento della sua grandezza, e nessuno sarebbe tentato di familiarizzare con lui, che costringe istintivamente ad abbassare lo sguardo, arretrando di almeno un passo.

Si può invece sostenere che sia classico il raffinatissimo monolinguismo petrarchesco? Credo di sì, anche se il suo approfondimento potrebbe autorizzare qualche lieve riserva. Comunque, io ritengo che ci sia un poema che meglio ancora del Canzoniere rappresenta in modo paradigmatico l’essenza della classicità: l’Orlando Furioso.

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