Come dobbiamo salutare la rapida scomparsa del romanzesco dopo Flaubert? Già il Romanticismo aveva dato segni d’insofferenza nei suoi confronti: il nostro Manzoni, per esempio, nell’edizione ventisettana dei Promessi Sposi aveva molto attenuato gli elementi romanzeschi presenti nelle vicende dell’Innominato e della monaca di Monza, per una maggiore aderenza al reale. Questo dispotico intruso finisce presto per arrogarsi l’unico diritto di cittadinanza nel territorio della narrativa.

Naturalmente il romanzesco non scompare definitivamente, perché la letteratura è una serra dove si possono rinvenire anche le piante più rare, ma viene sempre più relegato nell’ambito di una letteratura di carattere popolare. Il realismo ha trionfato, dunque. Per sempre? Se lo ha creduto, ha preso un grosso abbaglio, perché nell’arte del narrare niente è mai definitivo. Infatti gli avvenimenti di cui il realismo si nutre finiscono sempre più per smarrire la loro frequenza, la loro pesantezza talvolta un po’ ottusa, infine la loro necessità.

Flaubert aveva gettato un seme di cui probabilmemte non aveva previsto le conseguenze. E’ lui che dobbiamo rimproverare, se i romanzi successivi saranno non solo privi di ogni elemento romanzesco, ma anche sempre più poveri di avvenimenti. I lettori che cercano nei romanzi la possibilità di evadere dalle strette della quotidianità finiscono per condividere la frustrazione che affliggeva i due personaggi più famosi del grande scrittore francese.

Share This