Un’osservazione sul romanzo

D’avventura, storico, epistolare, giallo, picaresco, realista, fantastico, di formazione, psicologico, gotico, sociale, metaromanzo… La lista potrebbe essere ancora lunga. Quasi tutti i romanzi che rientrano in uno di questi sottogeneri potrebbero, però, a loro volta rientrare in un genere che li comprende tutti: il genere drammatico.

Da quando infatti è nata una narrazione in versi – la prima nel mondo occidentale è l’Iliade -, e da quando nell’età moderna si è imposto il romanzo come narrazione in prosa, quasi tutti gli autori hanno raccontato il negativo dell’individuo e della società. Anche quando, raramente, il romanzo si concludeva con un lieto fine, per lo più questo presentava dei contorni tremuli, che ne insidiavano la stabilità. L’ideologia, o, se preferite, la visione del mondo, alla quale i romanzi si ispiravano, era all’insegna dello scetticismo nei confronti dell’essere umano.

I romanzieri non raccontano le sia pur rare virtù dell’uomo, ma i suoi vizi  e le sue cadute; frequentano l’inferno o il purgatorio, ma evitano il paradiso. Diffidano di ciò che nell’uomo possa essere, o anche soltanto apparire, positivo, come se nel loro mondo non avesse diritto di cittadinanza, non potesse ambire a indossare una veste persuasiva sul piano artistico. Da qui deriva l’eccezionalità di un sottogenere che sopra non ho riportato: quello comico, o anche solo umoristico.

Quando, come nel Don Chisciotte, l’umorismo è diffuso, esso insinua spesso un retrosapore amaro nella bocca che si è allargata al riso: il pirandelliano sentimento del contrario… Se date una scorsa alla storia della letteratura dei principali paesi europei, la pressoché totale assenza di romanzi comici dovrebbe sorprendere. Invece non ci sorprende, come un fatto con i caratteri quasi dell’ovvietà. In verità, l’identificazione del romanzo con il genere drammatico sfugge all’attenzione, proprio per la costanza di una caratteristica che si è tramandata attraverso i secoli.

Non possiamo, però, sottrarci alle seguenti domande: perché ciò è avvenuto, perché continua e, con ogni probabilità, continuerà ad avvenire? Questo, invece, non è mai avvenuto nell’ambito teatrale, in cui la commedia è apparsa fin dall’età di Pericle, e nemmeno in quello cinematografico, in cui molti film comici di elevata caratura artistica ancora non conoscevano il sonoro. Per quanto mi sia scervellato nel tentativo di trovare una risposta, io infine mi sono dovuto arrendere. Qualcuno di voi può aiutarmi?

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