La relazione di Adele con Guido non può mai essere serena, nemmeno quando i due amanti vivono un periodo meraviglioso nella pace di una campagna che sembra un’isola felice lontana dal frastuono della guerra. Il loro amore è precario non tanto perché la guerra arriva a violare il loro rifugio, quanto per l’incapacità di Guido di fermarsi a lungo nello stesso luogo.

L’originalità del personaggio, più che nel vitalismo di una giovinezza sempre in fuga da ogni responsabilità, è nella sua vocazione alla morte. Senza averne forse la piena consapevolezza, Guido ha il timore della fugacità della giovinezza, al quale reagisce cercando una morte che gli garantisca l’immortalità dei suoi vent’anni. La sua morte, sull’Altipiano di Asiago per mano dei partigiani, che lo sospettano una spia, non è un capriccio del caso: Guido corteggia la morte, la sfida, la provoca.

Adele è invece travolta da quell’amore che rappresenta per lei la ritrovata estate di una giovinezza al tramonto. Nel suo rapporto con Guido lei gioca tutta se stessa: la sua abnegazione conosce il dolore e l’angoscia per il suo comportamento bizzoso, ma tutto sopporta, senza mai rimproverargli nulla.

Questo amore ha un carattere che non è solo quello della femminilità appassionata: nell’odissea sofferta per ottenere la liberazione di Guido imprigionato nelle carceri fasciste (una trascrizione drammatizzata delle iniziative intraprese da Comisso per liberare Bottegal) si manifestano in modo particolare una devozione e una sollecitudine che ricordano da vicino quella di una madre.

Adele è un personaggio tragico, perché dopo la scoperta della morte dell’amante non può che compiere un gesto che la precipiti nell’immortalità. In questo modo lei rivendica la dimensione assoluta di un rapporto che si ricongiunge attraverso la morte, e di un amore sdegnoso di una vita priva di ogni possibile significato. Questa dolente figura di donna è uno dei personaggi più intensi della narrativa italiana del secondo dopoguerra.                    

La prosa di Comisso rimane quella che conosciamo. Lo scrittore non ha mai sofferto rovelli di carattere stilistico, e la sua punteggiatura e la sua sintassi di tanto in tanto farebbero arricciare il naso a un anziano professore di liceo armato di matita rossa e blu.

Anche il critico più severo, però, non può non riconoscere che questo impressionismo paratattico, in cui impera la virgola, è perfettamente funzionale alla visione sensuosa del mondo propria dell’autore.

 

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