Madonna di fuoco e Madonna di neve di Giovanni Faldella, pubblicato nel 1888, ha per sottotitolo Racconto, ma in verità si dovrebbe definirlo un romanzo breve. L’ambientazione è simile a quella delle Memorie del presbiterio di Emilio Praga, anche se qui non siamo in un villaggio montano, ma nel meno isolato Riparia Piemonte.

Faldella ha insinuato un elemento autobiografico nel ritratto del bonario sindaco, il commendator Sergrandi, ex colonnello medico, esperto di parecchie specialità gastronomiche regionali e soprattutto valente cuoco di tortelli alla milanese: una chiara raffigurazione del padre, medico condotto e sindaco per parecchi anni di Saluggia, allora in provincia di Novara, che diede i natali allo scrittore.

Proprio nel luogo più pubblico del paese, la farmacia, viene dato l’annuncio delle nozze imminenti del fornaciaio Ludovico Gallaro con la “leonessa”. Speranza, donna spiritosa e appetitosa, che ha perso il marito e l’unico figlio, ottima amministratrice della casa con la servitù, leonessa per la bionda chioma, è la Madonna di fuoco per l’impetuosità e l’esuberanza del carattere, che velano la sua passionalità.

Gli uomini ne sono spaventati e fuggono prima del matrimonio, benché nessuno degli abitanti del chiuso e bigotto villaggio abbia mai potuto trovare qualcosa di concreto per spettegolare sulla sua immoralità. Vediamo, infatti, Speranza reprimere la propria sensualità e respingere le timide ed estatiche avances del suo innamorato, Ludovico, rinviando il loro appagamento alla legittimazione prossima del vincolo coniugale.

Certa critica, seguendo un’affermazione dell’autore, ha considerato il romanzo la rappresentazione del conflitto di due isterie femminili. Io non sono un neuropsichiatra, ma non mi sembra che per Speranza si possa parlare di isteria. Lei non ha il senso della misura in quello che fa, ma in fondo è un personaggio positivo, in cui l’ardore attivistico del temperamento nasconde un’insospettabile fragilità.

La Madonna di fuoco è vittima del suo bisogno affettivo, più che erotico: frustrata dalle fughe dei suoi mancati corteggiatori, finisce per perdere il suo brio e aborrire le facezie, imbruttisce perfino. Com’era forse prevedibile, diventa religiosa e si dedica a pratiche di carità. Lei, comunque, non si limita alle pratiche esteriori del culto, ma accorre premurosa a soccorrere i più derelitti, suscitando la gelosia della Madonna di neve. (continua)

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