In un paio di post precedenti ho  cercato di definire i caratteri dello stile classico, individuandoli nella semplicità e nella chiarezza. Possiamo a questi aggiungere anche la concisione? Cechov avrebbe risposto senza esitare di sì: più volte il grande narratore russo ha affermato che l’arte letteraria è l’arte dell’abbreviare, che la brevità è la sorella del talento.

Non avrebbe certo concordato con lui uno scrittore analitico come Proust, e nemmeno uno scrittore bulimico come il nostro Gadda, il quale dichiara, in un tono intimamente polemico, per quanto alleggerito dalla boutade: I doppioni li voglio, tutti, per mania di possesso e per cupidigia di ricchezze: e voglio anche i triploni, e i quadruploni… e tutti i sinonimi, usati nelle loro variegate accezioni e sfumature, d’uso corrente e d’uso raro rarissimo… Non esistono il troppo né il vano, per una lingua…

Cechov, però, potrebbe insistere con le parole che definiscono in modo esauriente la sua concezione della scrittura: la brevità innanzi tutto, assieme alla semplicità. In altre parole, se la concisione è l’unico ideale da perseguire, tralasciando la semplicità si rischia di ottenere il risultato opposto a quella chiarezza del dettato che lo stile classico deve realizzare.

Supporta questa mia considerazione il più grande degli storici latini, che era molto più grande come prosatore che come storico. Publio Cornelio Tacito è uno scrittore molto complesso, che aveva doti di romanziere e una visione tragica dei rapporti umani. Per respirare una simile soffocante atmosfera, si dovrebbe compiere un balzo di quasi due millenni nella narrativa di Dostoevskij.

Del romanziere Tacito ha la capacità di ritrarre le personalità maggiori e minori della sua storia, e l’attenzione per la loro psicologia, che viene rappresentata in tutte le sue sfaccettature e contraddizioni. Come in Shakespeare, un personaggio non è mai univoco, né così negativo da non avere diritto alla nostra comprensione delle sue umane debolezze.

Questa straordinaria penetrazione psicologica viene esaltata dalle virtù di uno stile che ha indotto il grande tragico Racine a considerare Tacito, credo non a torto, il più grande pittore dell’antichità per la potenza dei suoi chiaroscuri.

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