Siamo sempre rinviati al problema della parola giusta, che è anche il problema del collocamento della parola giusta nel corpo della frase. Ma che cosa intendeva Flaubert con le mot juste? Non è azzardato, credo, ritenere che, se per scoprire la parola giusta poteva chiedere l’ausilio di un’altra arte, questa non era, o non era anzitutto, la scultura. Quando, infatti, Flaubert ha realizzato la sua prosa più scultorea, in Salammbô, ha scritto il suo romanzo meno riuscito.

La risposta ce la fornisce lui stesso, in forma di domanda, nella sua preziosa Corrispondenza: Perché esiste  un rapporto di necessità tra la parola giusta e la parola musicale? La parola giusta è la parola musicale: Flaubert perseguiva uno stile ritmato come il verso.

L’operazione più difficile era la realizzazione di uno stile che conservasse la lievità e la fluidità della musica, associandole, però, la concretezza e il rigore della comunicazione anche concettuale. Evidentemente l’indefinito della parola musicale è necessario, ma non può essere sufficiente a realizzare tale fine. La parola giusta, dunque, non può essere solo la parola musicale.

Qual è, alla fin fine, la parola giusta? Se avete avuto la pazienza di seguirmi fin qui, vi prometto la risposta definitiva al prossimo intervento.

 

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