Dove si colloca le mot juste? Certamente all’interno della singola frase. Solo in questo ambito, infatti, si può avvertire se una parola costituisce una nota stonata. Se la scelta della parola non è adeguata, la felicità della frase in qualche misura ne risente. Molto difficilmente invece si può sostenere che di una parola non persuasiva risentirebbe un intero romanzo.

In verità, Flaubert con il suo accanimento stilistico induce il sospetto che per lui una sola parola sbagliata comprometta l’intera opera, ma il solitario di Croisset è un’eccezione sotto il cielo della letteratura e, come abbiamo visto, il suo perfezionismo ha quasi il carattere di una nevrosi. Nemmeno in poesia un verso sbagliato compromette l’intera opera: anche nella Divina Commedia sono presenti dei brutti versi.

Io ho sempre supposto che gli scrittori angosciati dalla scelta del mot juste siano dei poeti mancati. In poesia, infatti, la parola viene tesa al massimo della sua capacità evocativa e della sua pregnanza espressiva, mentre nella prosa, di solito, essa conta in quanto elemento della struttura comunicativa della frase. “L’austera prosa” la definiva Puškin, quando abbandonava la scrittura poetica per dedicarsi alla composizione di un racconto.

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