“Ella sa armonizzare mito e ironia, storia e attualità, filologia e evocazione dionisiaca con straordinaria sapienza di parola e con efficace animazione di personaggi, fino alla visionarietà più intensa… Al romanzo vero e proprio ha aggiunto note e commenti e citazioni argute e dottissime al tempo stesso: che gioia, allora, ritrovare così viva e sapiente la tradizione e i miti greci per opera Sua, della Sua scrittura!”

Preferisco presentare così il mio romanzo di prossima pubblicazione, con le parole con le quali un illustre critico letterario applaudì la sua prima pubblicazione, con il titolo di Epifáneia, ormai molti anni fa. Di essa quella attuale costituisce un’attenta revisione, in cui mi sono preoccupato anche di correggere alcune inesattezze presenti nelle note.

Giorgio Bárberi Squarotti assunse allora l’iniziativa di scrivere la sua entusiastica valutazione a me, un perfetto sconosciuto, dopo essersi procurato il mio domicilio dall’editore. Nonostante il suo apprezzamento, per il quale ho contratto un debito che ho inteso riconoscere con la dedica in questa edizione, il romanzo non ebbe un riscontro presso il pubblico.

La colpa, se di colpa si può parlare, fu senza dubbio mia. Come vi ho già detto, non ho mai avuto alcuna predisposizione per svolgere l’attività di agente di commercio, e provo quasi un’avversione, dovuta a un’innata timidezza, a pubblicizzare una mia opera.

L’età però mi ha insegnato che nessun capolavoro può ambire al consenso del pubblico senza un’adeguata pubblicità, e che ogni opera vede la luce non con la sua pubblicazione, ma ogni volta che gli occhi di un lettore la spogliano.

Mi ha insegnato anche ad appannare il pudore e a sollecitare, obtorto collo, l’interesse dei lettori con l’unico strumento di cui uno scrittore è provvisto, la parola.

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