Vi riporto in successione, di questo romanzo di cui ho pubblicato lo scorso anno una revisione in self publishing, una valutazione epistolare di Giorgio Bárberi Squarotti, una recensione di Alessandra Galetto, giornalista letteraria del quotidiano “L’Arena”, e uno stralcio di qualche pagina.

«L’autore sa armonizzare mito e ironia, storia e attualità, filologia ed evocazione dionisiaca con straordinaria sapienza di parola e con efficace animazione di personaggi, fino alla visionarietà più intensa… Al romanzo vero e proprio ha aggiunto note e commenti e citazioni argute e dottissime al tempo stesso: che gioia, allora, ritrovare così viva e sapiente la tradizione e i miti greci per opera sua, della sua scrittura!»

«Un paesaggio… sotto le luci più abbacinanti della solarità mediterranea diventa teatro per presagi ed epifanie. Il romanzo ha un tempo unitario che lo rende tanto più avvincente: la scrittura è compatta e gli eventi si snodano legati strettamente da una sorta di tensione. Il tema è classico per eccellenza: amore e morte, eros e thanatos, motivo dominante che si ritrova poi declinato come comune denominatore a connotare le opposte tensioni dell’animo dei vari personaggi… È proprio una classicità rivista come in una prospettiva di “realismo magico”, colta nella sua indecifrabile fisicità, a creare il fascino più vivo.”

Mentre salivano l’ultimo breve tratto, Relítis fece osservare ad Angelópoulos alcune impronte. “Vede, il terreno è morbido per la pioggia recente e permette di leggerlo con facilità.” Procedendo, constatarono che il falso piano intorno era segnato da punte di scarpe piuttosto piccole. Ma perché sul terreno non erano impresse le impronte complete? Quelle persone avevano camminato in punta di piedi?

“No”, affermò Relítis. “Quelle donne correvano”, e accelerò il passo. Mentre si chiedeva come avessero potuto quelle presunte donne correre dopo quella salita, Angelópoulos udì un gemito. Qualche metro più in alto Relítis, addossato a un tronco, respirava affannosamente, il volto terreo. “Non è nulla, non si preoccupi, non è nulla”, mormorava, mentre si accosciava adagio a terra. “Solo una fitta al torace…” Minimizzava, forse per rassicurare per primo se stesso. “Passa subito, non si preoccupi. Forse alla nostra età non dovremmo più salire sulle cime dei monti, non crede? Forse dovremmo accontentarci di fare due passi al caffè, col bastone…” Scherzava, con un sorriso estorto dalla sua volontà.

“Mi ascolti, signor Relítis. Io non sono superstizioso, ma questo monte al mio arrivo a Lámata non mi ha portato fortuna, e mi pare che nemmeno oggi ci stia portando fortuna. Ormai sta per calare la sera e abbiamo camminato abbastanza; è meglio che torniamo sui nostri passi.” L’altro scosse la testa. “Tornare indietro proprio adesso che mancano pochi metri alla cima? Io sono venuto fin qui per capire e non ho nessuna intenzione di rinunciare, per nessun motivo.” Poco dopo, in effetti, si rialzava, con la naturalezza, almeno apparente, di chi non aveva sofferto alcun male, e riprendeva a salire; pur rinnovando la sua contrarietà, qualche attimo più tardi Angelópoulos lo seguiva.

Sulla cima il bosco si diradava incoronando una radura, al centro della quale si allargava una roccia piatta. L’erba era tutta pesta, le macchie di terreno calcate da impronte. Erano tutte di piedi nudi, osservò Angelópoulos; quelle donne si erano tolte le scarpe dopo la corsa. Non solo le scarpe, aggiunse Relítis, porgendogli qualcosa di bianco. Un istante dopo Angelópoulos aggrottava le ciglia: erano mutandine femminili. Pendant con questo, aggiunse ancora l’altro, dondolando un reggiseno, anch’esso bianco. Evidentemente una di quelle donne dopo la corsa aveva avuto troppo caldo, considerò Angelópoulos. Avevano avuto tutte troppo caldo, corresse Relítis, con un ampio gesto: i rami degli ulivi intorno biancheggiavano di intimi di quel genere comune. Lui che cosa ne deduceva? Perché mai si erano spogliate quelle donne, nel freddo della notte?

Ballando sfrenatamente, come dimostravano le impronte profonde nel terreno, i vestiti erano stati d’impac-cio, e loro non avevano sentito il freddo. Ma che significava tutta quella faccenda? Due sere prima c’era stato un battesimo, a Lámata; da quelle parti i battesimi venivano festeggiati come i matrimoni. Alla fine, prima della mezzanotte, le donne che avevano partecipato si erano allontanate per fare ritorno solo all’alba.

Seduto sulla roccia, Relítis si premeva i polpastrelli sulle tempie. “Le donne di Lámata sono ignoranti, più degli uomini, e fanno una vita molto chiusa. Avranno obbedito come galline al richiamo di qualche stregone, che le avrà iniziate a qualche orgia con un’infarinatura religiosa. Le riesce difficile immaginarsi questo sabba di donne nude, in delirio intorno a un ciurmatore che credono l’inviato di un dio, o forse proprio un dio? Questo signore poteva essere in piedi qui dove sono seduto io, e saltando giù ha impresso le sue scarpe. Era l’unico con le scarpe e occupava la posizione centrale: questo fa pensare che fosse proprio lui il regista della sacra rappresentazione. In ogni caso, non era certo un abitante di Lámata.”

Avvicinatosi, Angelópoulos vide l’impronta di due profondi calzari, privi del tacco. “Bah!” fece scrollando le spalle. “Se la sua ricostruzione è esatta, finché si limitano a ballare al chiaro di luna sui monti queste donne non commettono nessun reato. Torneranno a casa nel peggiore dei casi con una bronchite.” Relítis scosse il capo. “Non condivido. Io penso che da questa faccenda non possa venire niente di buono.”

Avevano appena iniziato la discesa, quando Angelópoulos colse un reggiseno da un ramo e lo mostrò a Relítis.

“Qualcuna voleva sedurre quello stregone sfoggiando biancheria pruriginosa”, scherzò. Relítis lo prese in mano e l’osservò con un’attenzione accigliata, allargando le dita sotto le nere coppe trasparenti. Da quel ramo pendeva anche un paio di mutandine dello stesso colore; lui le colse, le osservò un attimo e, con qualche sconcerto di Angelópoulos, ripiegò entrambi e se li infilò nelle tasche dei pantaloni. Riprese a scendere in silenzio, spinto da una fretta improvvisa.

Share This