Giovanni Comisso rimane fedele nei suoi libri alla poetica delle sensazioni, con una costanza non priva di manierismi e di scorie estetizzanti, di cui si libera nelle prove più persuasive, nella tarda maturità delle Mie stagioni e della Mia casa di campagna.

La giovinezza è finita, non è più il tempo dell’azione e delle avventure, e lo scrittore si è ritirato a vivere nella sua dimora di campagna, alla periferia della nativa Treviso. Le sensazioni assaporate ora non sono più eccezionali, ma quelle che offre una quotidianità in armonia con l’alternarsi delle stagioni.

Il vecchio guerriero può centellinare infine ogni attimo della sua esistenza con una diversa, più acuita, sensibilità, e registrarlo con l’autorevolezza di una prosa che non ha perso nulla della sua fluidità. Lo scrittore dell’attimo non ha mai avvertito con tanta delicatezza la labilità della sensazione.

L’attimo rimane bello, ma la sua bellezza è insidiata da un veleno sottile che ne accentua la fugacità. Comisso ci ha riservato una sorpresa: ha scoperto che le sensazioni ora insinuano uno stato d’animo che nella sua vita e nella sua opera raramente aveva conosciuto: la malinconia, se non la tristezza.

Lo scrittore che aveva esaltato la gioia di una irresponsabilità quasi sensuale ha conseguito una forma di saggezza, che ricorda quella dell’Orazio più intimo. Questa saggezza, che non ha mai ricercata, egli l’adombra con il pudore di chi non ha nulla da insegnare a nessuno, perché non ha mai mirato a imparare, ma a vivere.

Comisso, per natura uno scrittore autobiografico, ha scritto alcuni romanzi, ma è stato un romanziere? Io credo di no. Non aveva, del romanziere, il passo lungo, il dono d’inventare personaggi a tutto tondo, di sondare la loro psicologia. Infatti i romanzi sono tra le sue cose meno riuscite, con un paio di eccezioni, costituite da narrazioni, sotto mentite spoglie, autobiografiche.

Una di queste è Gioco d’infanzia, completato nel 1932, ma pubblicato poco prima della morte dello scrittore, che lo aveva conservato tra le sue carte segrete, in parte per la natura omoerotica delle esperienze vissute dal protagonista. La riluttanza alla pubblicazione era giustificata dal moralismo dei tempi, ma la problematica sessuale nella narrazione non ha nulla di gratuito.

Il viaggio del protagonista, Alberto, che approderà a Massaua, in Eritrea, è anche e soprattutto un viaggio interiore, che nulla concede all’esotismo: un viaggio alla scoperta della natura del proprio amore e alla liberazione dei suoi impulsi repressi, cioè alla conoscenza e alla realizzazione di sé stesso.

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