Paulo è fondamentalmente un debole, che subisce gli avvenimenti con una sorta di stordita passività. Gioca in lui l’ambizione di diventare un membro dell’ordine sacro e di rappresentare la massima autorità nel paese che gli ha dato i natali da una donna di misera condizione, ma gioca ancora di più il desiderio di compiacere alla volontà della madre. Se consideriamo che, data la precoce scomparsa del padre, lei è stata l’unica presenza costante nella sua vita, perfino in seminario, dove era addetta ai servizi più umili, non è azzardato sospettare nella sua personalità il condizionamento di un complesso edipico.

Con la passione per Agnese, Paulo è costretto a compiere per la prima volta una scelta molto grave in contrasto con la volontà materna. L’amore gli rivela la mancanza di significato di una vita che non è stata veramente vissuta. Con la trasgressione di guardarsi allo specchio, che allora a un sacerdote non era consentito, Paulo vuole riappropriarsi, o piuttosto appropriarsi, della sua fisicità, cioè della sua identità. Ma il suo amore non può che essere in preda al tormento dei sensi di colpa.

Grazia Deledda
Grazia Deledda

Prima ancora di scontrarsi con la madre, Paulo soffre la consapevolezza di mancare al voto che ha pronunciato, e anche il timore dello scandalo nella piccola comunità di cui è il sovrano spirituale. Il suo è un conflitto tra l’obbedienza alla voce severa della coscienza insonne e la compiacenza al richiamo di una vita che lo abbaglia col suo volto più seducente. È anche, last but not least, un conflitto tra istinto materno e istinto sessuale. Chi avrà il sopravvento?

In questo insolito triangolo il personaggio che domina i pensieri e le azioni della madre e del figlio lo vediamo entrare in scena solo verso la conclusione del romanzo, in un drammatico dialogo con il sacerdote. È dominante nonostante la sua assenza o, piuttosto, in virtù di essa? Agnese, in verità, si imprime tanto più vividamente quanto più suscita nel lettore il desiderio di conoscerla da vicino. La sua è un’assenza sempre più angosciosamente presente, e questo modo indiretto di rappresentare il personaggio perturbante della narrazione dimostra quanto sia diventata col tempo letterariamente scaltrita l’autodidatta sarda.

Agnese non comprende le ragioni di Paulo: lei è la padrona di Aar, una donna non più molto giovane, venerata dal popolo persuaso della sua castità, che sfioriva nella solitudine della sua grande casa, e ha investito tutta se stessa nell’amore per il sacerdote. Vuole fuggire con lui per sempre, felice di mettere a sua disposizione la sua ricchezza, senza nemmeno sospettare che nel loro ménage la parte interpretata da lui non sarebbe onorevole.

Quando Paulo si rimangia la promessa di fuggire con lei, l’amante gli ingiunge di partire subito per sempre da Aar, altrimenti l’indomani lo denuncerà in pubblico alla fine della messa. Lei non è donna da compromessi e non è disposta a rinunciare a Paulo, e nemmeno a mantenere una perpetua relazione clandestina con lui.

Durante la messa Agnese rievoca tutta la sua vita (ognuno dei tre personaggi compie, in momenti diversi del romanzo, una rievocazione illuminante per la messa a fuoco delle sue scelte), mentre l’angoscia la sommerge.

Dio non vuole una denuncia che avrebbe castigato anche lei, provocando la sua definitiva perdita, ma lei non può accettare che quella chiesa, costruita da una sua antenata e che considera sua, sia profanata da colui che aveva amato e con il quale aveva peccato. Dio ora le impone di scacciare dal tempio un impostore mascherato di santità.

Di fronte a lei Paulo, vicino a lei la madre, presenza muta di cui la scrittrice tace lo strazio: ognuno con il suo calvario e la solitudine delle sue ragioni. La suspense diventa sempre più intollerabile (chi mai avrebbe immaginato una Deledda maestra di suspense?), in questa che è la messa più sofferta della storia della letteratura. Per chi simpatizza la scrittrice? Per ognuno e per nessuno: di rado lei assume la funzione dell’autrice onnisciente, e preferisce la soggettiva dello sguardo con cui i protagonisti vedono la situazione in cui sono disperatamente coinvolti, e ne distingue e comprende le ragioni.

Anche se non può non suscitare in Paulo la trafittura del rimorso, il finale aperto è un altro elemento che certifica il grande talento di Grazia Deledda: l’avvenire dei due amanti, sospeso nel nulla, è affidato alla penna del lettore.

Romanzo breve, tragedia greca, sacra rappresentazione? Comunque sia, in questa limpida narrazione – nella quale è stata sapientemente ignorata la suddivisione in capitoli –, mistica e sensuale, pervasa dal senso del peccato, sarebbe arduo riconoscere una pecca.

 

Written by Antonio Benedetti   

 

Bibliografia

Grazia Deledda, La madre, Mondadori

 

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