Siamo prossimi, ormai, a scoprire la formula dello stile di Flaubert. Anche la sua biografia ci può aiutare: da adolescente egli rimase influenzato dalla vista degli interventi chirurgici di suo padre e dei medici suoi colleghi. Ancora la sua generosa Corrispondenza ci fornisce la risposta definitiva: lo stile deve essere non solo ritmato come il verso,  ma anche “preciso come il linguaggio delle scienze”.

Alla grandezza di questo stile, che concilia in modo improbabile l’armonia della musica con l’esattezza della scienza, si è dovuto arrendere anche chi, come Proust, non lo amava. Questi ha riconosciuto che l’uso nuovo e personale da parte di Flaubert di tempi, pronomi e preposizioni aveva rinnovato la visione delle cose e che la sua opera era letterariamente senza precedenti.

Potremmo essere indotti a credere che lo stile di Flaubert sia una barocca festa del linguaggio, caratterizzato da una profusione di tropi. Esso, invece, non è affatto fastoso e alla figura retorica privilegiata non solo dai poeti, la metafora, preferisce la più discreta similitudine. È l’ultima sorpresa che questo grande e complesso scrittore ha riservato all’ammirazione dei suoi lettori.

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