Come per I vicerè di De Roberto, più che i critici a riconoscere la grandezza della Bufera di Calandra sono stati gli scrittori, in questo caso Arpino e Bertolucci, il quale ne ha parlato con entusiasmo come di uno dei romanzi più autentici e poetici apparsi negli ultimi cento anni. Curiosamente, il suo tema affascinante e quanto mai moderno – si pensi ad Aspettando Godot di Beckett –, si richiama ai poemi con cui è iniziata la letteratura occidentale.

Nell’Iliade, infatti, Achille è il grande assente di cui si invoca il ritorno sul campo di battaglia, e ancor di più lo è, nel poema che da lui prende il nome, Odisseo, atteso con ansia dalla moglie Penelope e dal figlio Telemaco, che nei primi quattro canti si reca alla sua ricerca da due suoi compagni ritornati dalla guerra di Troia.

La bufera è un ampio affresco storico che ricostruisce le vicende della campagna napoleonica d’Italia nel Piemonte del 1797-99, e rappresenta il declino dell’aristocrazia e l’emergere di una borghesia che ambisce a imporsi come nuova classe dirigente. Se si considera che la prima è spesso ironizzata per la vacuità dei suoi gesti leziosi, indubbiamente è alla borghesia che si rivolge l’empatia dell’autore, il quale la considera portatrice di nuovi valori, anche se non omette di rilevare le illusioni della sua inesperienza.

Comunque non è certo l’ideologia che ispira la poesia del romanzo, che non si può definire storico secondo l’accezione manzoniana. Sembrerebbe piuttosto che Calandra abbia risentito della lezione di Stendhal, che amò, ma i personaggi di quest’ultimo hanno uno slancio vitale e un ardimento – capaci almeno fino a un certo punto di determinare gli avvenimenti – che sono sconosciuti a quelli dello scrittore torinese.

Quello che siamo indotti per qualche tempo a considerare il protagonista del romanzo è il medico Luigi Ughes, un ex giacobino che forse ha conservato un’inclinazione sentimentale per quella ideologia politica. Ughes s’illude di essersi lasciato definitivamente alle spalle il suo passato, ma, dopo la visita di un fanatico farmacista, che lo richiama ai comuni impegni passati, e aver ricevuto una richiesta epistolare di soccorso da un vecchio amico, risponde all’appello con una partenza improvvisa.

Il filo conduttore del romanzo è l’attesa angosciata di Liana, in quella località di Murello legata all’infanzia dell’autore, per il ritorno dell’uomo scomparso poco dopo averla sposata. Può un personaggio mantenere il suo statuto di protagonista rimanendo assente per tutto lo svolgimento di un romanzo? Nella Bufera, sorprendentemente, sì: Ughes rimane senza dubbio a lungo un protagonista, che condiziona il comportamento degli altri personaggi non nonostante la sua assenza, ma proprio in virtù di essa. (continua)

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