Il tema del doppio in Re Lear

In quella che è, forse, la più grande opera di Shakespeare il tema del doppio passa facilmente inosservato, perché altri incalzano la mente del lettore e dello spettatore. Eppure il doppio è presente, anzi un doppio doppio, se il bisticcio mi è consentito. Il primo, più facilmente riconoscibile, è incarnato dalla straordinaria invenzione del Matto, ironico e dissacrante, che si può considerare la coscienza di Lear.

Con la sua azione insistente, perfino petulante, tutta giocata sul piano di una pirotecnica creatività linguistica, il Matto è l’unico che, in un mondo di crudeltà e di rapace avidità, di simulazione e dissimulazione, osa dire a Lear quello che lui non vuole sentirsi dire. E’ un doppio che fallisce il suo compito per la sordità del re alla sua parola di verità, ed esce di scena misteriosamente, senza che Lear pronunci una sola parola che lo ricordi, quasi se ne fosse liberato.

L’altro doppio è senza dubbio quello più difficilmente riconoscibile. La parola dell’inganno è una ruffiana che blandisce l’orecchio con un suono mieloso. All’eloquenza pelosa delle sue viperine sorelle Cordelia contrappone invece il suo “Nulla”. Lei, la figlia prediletta, alla quale Lear aveva destinato la parte più opulenta del tuo regno, risponde con il termine che significa ciò che non è e non può essere.

Cordelia non conosce il linguaggio dei cortigiani con i suoi lenocini, e la nudità della sua parola è la stessa della coscienza, che Lear non può accettare. Il vecchio re deve subire le prove più atroci, l’ingratitudine mostruosa, l’esilio e la solitudine nella furia di una terribile tempesta. Arriva a perdere la ragione, ma quando la ritrova, riconosce finalmente la nobiltà di Cordelia in tutta la grandezza del suo amore per lui.

Si dichiara felice perfino di trascorrere con lei la vita in prigione, ma ciò non gli è consentito, e gli rimane solo il suo cadavere tra le braccia. “E il mio povero matto è morto impiccato”. La vista di Lear non è mai stata così limpida: in questo momento supremo egli riconosce in Cordelia il suo matto. Cordelia si rivela dunque un insospettabile doppio di Lear.

Il padre riserva alla figlia quel “fool” che in inglese è un termine vezzeggiativo, e che rinvia all’altro matto, il quale non casualmente non era mai comparso insieme con lei. La scoperta di Lear coincide con la morte di Cordelia, e non può non provocare la sua stessa morte. Una morte che presenta il volto della disperazione, ma anche che adombra quello della compassione, la quale alla disperazione risparmia di sopravvivere.

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