Flaubert dunque cercava di realizzare uno stile narrativo che avesse le stesse qualità della poesia. Naturalmente questo comportava un rischio molto grave: il trapianto del lirismo nel tessuto narrativo avrebbe potuto evaporarlo.

Flaubert ne era perfettamente consapevole. Quando ha cercato di realizzare questo obiettivo nel modo più scoperto, forse nemmeno la terza edizione dell’ opera lo soddisfaceva pienamente – ma avrebbe mai potuto Flaubert essere soddisfatto di quello che scriveva? Sto parlando della Tentazione di Sant’Antonio, nella quale l’autore sfiorò la poesia senza osare praticarla.

E’ un’opera ibrida, di difficile classificazione – un romanzo? Una pièce teatrale? Un poemetto in prosa? –,  la meno conosciuta e letta delle poche che il suo perfezionismo gli ha consentito di pubblicare. Il problema, alla fin fine, non certo nuovo sotto i cieli della letteratura, ma da nessun romanziere sofferto come da Flaubert, rimaneva quello del mot juste.

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