Del teatro di Pirandello, molto più importante della sua narrativa, Contini rileva giustamente che la prima opera che realizza in modo persuasivo la sua Weltanschauung è Così è (se vi pare), e che la sua riuscita non risiede affatto nella traduzione scenica di una pretesa filosofia relativistica che avrebbe ben poco di innovativo nella sua gracilità.

Contini però non chiarisce in modo adeguato la portata rivoluzionaria dei Sei personaggi, che fanno di Pirandello, probabilmente, il più grande autore di teatro europeo del Novecento. Se nella storia del teatro si erge lo spartiacque di quest’opera, in cui raggiunge il suo vertice il disvelamento della realtà attraverso la metarealtà del teatro, avrei preferito che lo studioso avesse dedicato qualche parola in più alle ragioni strutturali di questo supremo capolavoro.

Sarebbe stato utile se egli avesse indugiato anche sulla terza opera del “teatro nel teatro”, quel Questa sera si recita a soggetto la cui grandezza paga lo scotto di avere visto la luce dopo i Sei personaggi, che ne hanno offuscato una novità scenica ad essi non molto inferiore. Infine, non può non destare qualche sorpresa che non sia nemmeno menzionato quel capolavoro assoluto che è costituito dall’atto unico L’uomo dal fiore in bocca.

Si esce piuttosto perplessi dall’analisi dell’opera pirandelliana che si legge nella Letteratura dell’Italia unita. Rimane in qualche misura un sospetto che lo studioso non si trovasse del tutto a suo agio con la specificità della prosa drammaturgica. Un sospetto avvalorato dal fatto che nella sua opera non compaiano, nemmeno fuggevolmente, notevoli rappresentanti del teatro postpirandelliano quali Rosso di San Secondo, Ugo Betti, Diego Fabbri, Eduardo De Filippo.

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