E’ strano, e non meno strano che nessuno lo rilevi, che in un paese proteso nel Mediterraneo come il nostro la letteratura non registri quasi alcuno scrittore di mare. L’assenza di un Melville o di un Conrad è abbastanza vistosa. Forse, però, non dobbiamo stupircene, perché gli scrittori di mare sono molto rari anche nelle letterature straniere.

Comisso navigò più volte l’Adriatico a bordo del veliero di amici chioggiotti, che aveva aiutato durante l’occupazione di Fiume, e si sentì marinaio a tal punto che divenne loro complice in traffici di contrabbando.

Gli scrittori italiani di solito lavorano come giornalisti o almeno collaborano con qualche giornale, e non hanno la passione dei viaggi. Moravia è una delle eccezioni e i suoi reportage, secondo qualche critico, sono migliori della sua ultima produzione narrativa.

Egli voleva soprattutto comprendere i luoghi che visitava, mentre Comisso, non solo come inviato speciale, era attratto, forse, più dal viaggio che dalla meta, e nei luoghi voleva immergersi con tutti i suoi sensi.

Gli scrittori italiani nel complesso amano la prudenza. Anche se qualcuno partì volontario durante la prima guerra mondiale e parecchi aderirono alla Resistenza, la stragrande maggioranza aderì al fascismo, per probabile opportunismo.

Nel complesso, essi hanno corso quei rischi ai quali non hanno potuto sottrarsi, a causa dell’arruolamento forzato nella prima o nella seconda guerra mondiale.

Sotto questi profili Giovanni Comisso è il più irregolare dei nostri scrittori. Fu interventista, volontario e partecipò all’avventura fiumana di D’Annunzio. Fu un uomo d’azione e d’istinto, un anarchico nomade disponibile a tutte le esperienze, mosso da un irrefrenabile vitalismo.

Segue il suo istinto anche quando scrive, e a causa delle sue sgrammaticature nessun lettore sospetterebbe i suoi studi liceali. Ma degli scrittori del fronte nessuno, forse, ha saputo come lui, nell’antiretorico Giorni di guerra, narrare l’inferno dei combattimenti che devastano la dolcezza del paesaggio veneto, né l’ebbrezza della sopravvivenza e del rilassamento.

Comisso è il meno ideologico dei memorialisti, non solo di guerra. Non pensa, ma sente con un’intensità febbrile; sentire per lui è vivere, anzi vivere è sentire. La guerra è la partita estrema, il supremo azzardo, in cui ci si mette in gioco a ogni momento, e il gioco è tanto più esaltante perché ogni momento potrebbe essere quello definitivo. La guerra è un’avventura che lo scrittore vive con l’incoscienza felice di un adolescente.

Share This