Fosca, l’ultima opera scritta da Tarchetti, e il cui ultimo capitolo fu scritto dall’amico Farina dopo la sua morte, seguendo le sue indicazioni, è certamente la più celebre e importante. E’ sostanzialmente un romanzo autobiografico, perché l’autore aveva conosciuto una donna molto brutta, Carolina, anche lei malata di tisi, la quale si era pazzamente innamorata di lui, che le corrispose per pietà, convinto che avesse i mesi contati (invece gli sopravvisse e ogni anno inviò il 1° novembre un mazzo di fiori alla sua tomba).

Il romanzo è costituito dalle memorie di Giorgio, un ex ufficiale, che è stato molto provato da una traumatica esperienza d’amore. La sua narrazione è abilmente rinviata, con un calcolato effetto di suspense, perché il protagonista descrive anzitutto la sua relazione con Clara, una donna sposata. Questa ha una personalità opposta a quella che dà il titolo al romanzo (come indicano anche i loro nomi): è non soltanto bella, ma anche solare, dotata di una sanità che è morale prima ancora che fisica.

Trasferito in un piccolo villaggio per ragioni di servizio, Giorgio conosce in casa del suo comandante Fosca, una donna fortemente segnata da un fallimento matrimoniale. La donna è colta e sensibile, avida d’amore, ma molto brutta, anche a causa di una cadaverica magrezza dovuta all’anoressia, e sofferente di una malattia nervosa (probabilmente l’epilessia), che la scienza medica del tempo qualificava come isteria.

Il maggiore medico propone a Giorgio di fingersi innamorato di lei, per alleviare la sua triste condizione di vita, destinata a spegnersi entro breve tempo, e il giovane ufficiale, dotato di un’eccezionale sensibilità, pur riluttante accetta, mosso dalla compassione.

Tra i due s’instaura uno strano rapporto, in cui, sorprendentemente, Giorgio soggiace progressivamente alla possessività della donna, che è da lui ossessionata e dalla quale è ossessionato fino alle soglie del delirio. Tra i due, infatti, la più forte è proprio lei, che dalla loro relazione torbida attinge la linfa per un forte sollievo, se non dalla guarigione, dalla propria malattia, mentre lui, abbandonato da Clara, sempre più tormentato e angosciato, si ammala di una grave febbre nervosa.

La turba psichica di Fosca ha contagiato Giorgio, che è impotente a contrastare l’attrazione morbosa che prova per lei. Il romanzo è dunque la narrazione (la “diagnosi” la definisce il protagonista) di una malattia che provoca in lui una malattia di natura diversa, psicologico-morale.

Una notte Giorgio entra nella sua camera e le dichiara il suo amore. Fosca è consapevole che l’emozione le sarà fatale, ma è felice di corrispondere alla passione fisica del giovane. Il loro primo e ultimo amplesso non provoca la sua morte, che però è solo rinviata di qualche giorno.

La scomparsa della donna, di cui gli rimangono i capelli, lascia Giorgio libero da questo legame pernicioso, e il medico militare gli consiglia di viaggiare e distrarsi, per poter guarire definitivamente dalla sua malattia.

 

 

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