Vorrei proseguire con voi il colloquio su Flaubert, e cercare di chiarire per quale ragione egli si possa considerare uno spartiacque della narrativa, non solo francese. Questo m’impone, però, di dedicare un fugace accenno alla storia del romanzo, dall’impero romano alla prima metà del XIX secolo.

Dalla letteratura latina, che ci ha tramandato il Satyricon, purtroppo gravemente frammentario, di Petronio e l’Asino d’oro di Apuleio, dobbiamo balzare a quelle spagnola e inglese, che in età moderna hanno visto la fioritura di una rilevante produzione narrativa.

E’ arduo associare questi romanzi, non di rado molto diversi l’uno dall’altro, in un’unica categoria. Romanzi d’avventura? Picareschi? Hanno, di solito, una caratteristica in comune: il protagonista vive una serie di esperienze sotto il segno dell’eccezionalità. Di qui il termine romanzesco, nell’accezione consueta di avvenimenti così strani che difficilmente possono rientrare nella vita quotidiana.

 

 

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