Questa concezione del romanzo, in terra francese, permane nella grande narrativa di Stendhal e di Balzac. Se mi accettate, forse con qualche mugugno, il primo, immagino che inarchiate le sopracciglia al nome del secondo, il realista per eccellenza. Il romanzesco non è forse pressoché assente in molte delle sue opere, in primis nella più famosa, Eugénie Grandet?

Non posso certo negarlo, ma Balzac è un continente nel quale ognuno può rinvenire quello che desidera, anche il romanzo fantastico e quello giallo (di entrambi è debitore a Hoffmann). Anche nei suoi romanzi più realistici, comunque, un elemento di eccezionalità di solito è presente, la determinazione dei personaggi, sollecitati ad agire da una personale ossessione.

Dovete cercare invece in terra inglese la scrittrice più aliena dal romanzesco che si possa immaginare. Miss Jane Austen rappresenta infatti nei suoi romanzi le signorine della buona società di provincia, che trascorrono il loro tempo a conversare, mentre sorseggiano una tazza di thè, delle sfumature dei sentimenti che caratterizzano i rapporti tra i due sessi. Il caso ha voluto che la letteratura inglese ci abbia lasciato sia questa scrittrice borghese, sia quella Bronte che ci ha donato l’opera del romanticismo più sfrenato, Cime tempestose.

 

 

Share This