Emilio Praga è, nell’ambito della Scapigliatura, quasi un gemello di Igino Tarchetti: come lui di famiglia benestante, amico di letterati, frequentatore di salotti culturali e destinato a morte prematura, a causa però non della tisi, ma dell’abuso di alcol. Fu anche lui militare, come volontario garibaldino nella terza guerra d’indipendenza.

Fu attratto dalla pittura di paesaggio, cui si dedicò per qualche tempo, ma con modesti risultati, mentre aveva più talento per la critica d’arte. Appassionato viaggiatore, visse per qualche tempo a Parigi, dove conobbe i letterati più famosi del tempo e fu folgorato dai Fiori del male di Baudelaire, con il quale condivise il maledettismo, ma non l’eccezionale talento poetico.

Nel 1862, l’anno in cui si sposò e generò il suo unico figlio, Marco, il futuro drammaturgo, Emilio pubblicò la sua prima raccolta poetica, Tavolozza, nella quale prevale la descrizione di paesaggi, cantati con parole del linguaggio comune e un gusto di impressionistico colorismo.

In seguito al tracollo economico dovuto alla morte improvvisa del padre, egli si ritrovò d’un tratto povero, e solo il soccorso economico degli amici scrittori gli consentì di pubblicare Penombre, la seconda raccolta poetica. In essa predomina il maledettismo, che si era affacciato nella raccolta precedente, espresso con una crudezza di linguaggio che non mancò di scandalizzare il pubblico salottiero, il quale non si accorse che il poeta cercava un conforto nella sanità della natura e degli affetti familiari.

Per campare Praga dovette insegnare presso il Conservatorio di Milano, al quale era stato segnalato (oggi diremmo raccomandato) dall’amica contessa Maffei – una professione esercitata con discontinuità, ma anche con generosità nei confronti degli allievi, per i quali scriveva testi poetici.

Praga non tendeva certo a ripetersi come poeta. La sua terza raccolta, infatti, Fiabe e Leggende, abbandona senza nessuno strascico ogni accento di maledettismo per una poesia narrativa, che ricorda da vicino il genere romantico della novella in versi.

Trasparenze, pubblicata postuma, rinuncia anche a ogni impennata polemica e a ogni radicalismo linguistico. E’ un poeta rasserenato, l’ultimo Praga, che nella regressione all’infanzia e nella riscoperta, operata dalla memoria, del valore delle piccole cose della vita quotidiana anticipa motivi pascoliani e presagisce la poesia crepuscolare.

Difficile trovare un autore più versatile di lui, che compose anche un paio di opere teatrali e parecchi libretti per musica. Negli ultimi anni scrisse anche racconti e, soprattutto, un romanzo, Memorie del presbiterio. Di questo vi parlerò più avanti.

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