Non abbiamo ancora parlato delle donne nella vita di Dostoevskij. Il primo matrimonio, con una bella vedova, povera di qualità spirituali, gelosa e capricciosa, non fu per niente felice, anche se lui non cessò mai di amarla. Morì precocemente nel 1864, un anno molto amaro per lo scrittore, perché poco dopo scomparve anche suo fratello Michail, che aveva condiviso l’impegno della sua attività giornalistica e al quale era molto legato.

Il suo secondo amore lo segnò profondamente, perché fu una passione tormentatissima per una donna dalla notevole personalità. Polina (diminutivo di Apollinaria) Suslova, figlia di un ex servo della gleba arricchitosi con il commercio, era una femminista ante litteram, con velleità letterarie, e una egocentrica dominatrice, che imponeva la sua volontà agli uomini che malauguratamente s’innamoravano di lei.

Divenuta presto l’amante di Dostoevskij, che aveva quasi il doppio dei suoi anni, cercò invano di convincerlo a divorziare da sua moglie, ma quando, divenuto vedovo, lui le propose di sposarlo, lo respinse. La Suslova sposò, poco prima della morte di Dostoevskij, un altro scrittore, Vasily Rozanov, ma fu un matrimonio infelice che durò pochi anni.

Il mancato matrimonio con lei fu per Dostoevskij una fortuna di cui forse egli non fu consapevole, ma Polina dominerà sempre la sua fantasia, ispirando le donne vampiro che compaiono nei suoi più grandi romanzi. Questa passione forse non lo suggestionò solo nella creazione di personaggi femminili: Stavrogin, il protagonista dei Demoni, è un personaggio vampirico e notturno quant’altri mai.

Dopo questa relazione rovente, finalmente la fortuna concesse allo scrittore l’incontro con la donna giusta. Egli doveva pubblicare un libro entro un mese, altrimenti un contratto capestro lo avrebbe privato dei diritti d’autore dei precedenti romanzi. Si rivolse quindi a una giovane dattilografa, che gli consentì di scrivere Il giocatore rispettando la data di consegna con l’editore. Anna Grigor’evna Snitkina, che aveva meno della metà dei suoi anni – sempre donne molto più giovani nella vita di Dostoevskij –, divenne la sua seconda moglie.

Intelligente e saggia, introdusse l’equilibrio nella vita del marito, governando l’economia familiare sempre indebitata dalla sua ludopatia (Il giocatore, che narra le disavventure di alcuni personaggi schiavi della roulette, ha dunque un’origine autobiografica), che li costrinse a vivere per quattro anni all’estero per sottrarsi ai creditori.

La donna diede a Dostoevskij quattro figli, la prima dei quali visse solo tre mesi e l’ultimo solo tre anni. Con la nascita del terzo figlio, comunque, lo scrittore rinunciò definitivamente al suo vizio e trascorse l’ultimo periodo della sua non lunga vita nell’agiatezza e nella serenità.

La sua fama era divenuta europea: nel 1879 a Londra, al Congresso letterario internazionale, al quale non aveva partecipato, probabilmente per il peggioramento delle sue condizioni di salute, venne eletto membro del Comitato d’onore, su proposta di Victor Hugo.

In patria, alcuni mesi prima della morte, avvenuta a Pietroburgo nel febbraio 1881 per l’aggravarsi di un enfisema polmonare,  ottenne il più grande riconoscimento del pubblico e della stampa quando lesse per le celebrazioni di Puškin un discorso che suscitò un fervido entusiasmo.

Anna Snitkina, alla quale egli aveva dedicato I fratelli Karamazov, pubblicò Dostoevskij mio marito, un prezioso libro di memorie, riordinò le sue carte e s’impegnò con successo perché gli fosse dedicata una stanza nel Museo statale di storia di Mosca.

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