Don Gil dalle calze verdi

Rappresentata nel 1635, Don Gil dalle calze verdi è non solo uno dei capolavori di Tirso de Molina, ma anche di tutto il teatro barocco spagnolo. Commedia d’amore, di costume, ma soprattutto d’intreccio, che è quanto mai aggrovigliato.

Donna Juana, travestita da uomo, insegue a Madrid il suo amato Don Martín, che deve celebrare con la ricca Donna Inés un matrimonio d’interesse. Donna Juana si presenta nei panni di Don Gil a Donna Inés, che ben presto se ne innamora.

Di Don Gil, che indossa sempre delle calze verdi, verrà evocato perfino il suo fantasma, e sulla scena arrivano ad alternarsene addirittura tre. Il tema del travestimento non è certo originale, ma la sorpresa è che qui il gioco illusionistico rischia di sfuggire di mano al suo creatore: Donna Juana tende a identificarsi con Don Gil, dimenticando il proprio movente?

Il confronto con il proprio doppio è sempre perturbante, anche quando, come in questo caso, esso è l’invenzione di un personaggio, che proietta la propria immagine nel sesso diverso dal suo. Il teatro di Tirso è un teatro dell’ambiguità, che stordisce lo spettatore e il lettore, lasciandoli con i loro possibili dubbi.

La creazione illusionistica può essere rischiosa per il personaggio, ma non lo è certo per il commediografo, che scioglie, con estrema agilità, l’intricata e girandolesca rappresentazione nell’immancabile lieto fine.

 

 

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