Le adultere nella letteratura europea dell’Ottocento non hanno una vita felice, come dimostrano Anna Karenina e Madame Bovary, ma Vittorio Imbriani nel suo capolavoro narrativo, Dio ne scampi dagli Orsenigo, enuncia una tesi più radicale, secondo la quale la relazione extraconiugale è un giogo più pesante del matrimonio.

La coppia protagonista del suo romanzo, infatti, non conosce nemmeno i brividi della relazione proibita, perché approda ben presto a una convivenza vissuta dall’uomo come un carcere dal quale non può o non riesce a evadere.

Non solo il titolo del romanzo è avventante, ma anche i nomi dei protagonisti, dipinti con il colore della parodia. Donna Almerinda Ruglia Scielzo è un personaggio scialbo e malinconico, che si procura un amante solo perché così esigono i costumi della sua classe sociale. Colui che ne gode i favori è Maurizio Della Morte, un debosciato ufficiale mammista e ludopatico.

La vera protagonista femminile è però Radegonda Salmojraghi Orsenigo. La sorpresa per il lettore è l’infatuazione di questa, alla quale Almerinda si era rivolta per essere liberata da un amore che le creava sensi di colpa: Radegonda s’invaghisce di Maurizio, che ben presto la accoglie nelle sue braccia al posto della prima amante.

Ma quanto è corretto parlare di infatuazione da parte di Radegonda? Diversamente dalla sua amica, lei è una solida e pragmatica milanese, nella quale la volontà predomina sul cuore. Donna viziata dal marito, Radegonda sceglie di intrecciare con Maurizio una relazione che ha il sapore di un capriccio.

Ma è sempre rischioso cavalcare la passione. La modernità del romanzo consiste anche nell’inversione dei rapporto sopraffattore e vittima, nel quale quest’ultima, imprevedibilmente, è rappresentata dall’uomo, che al giogo di una vischiosa relazione preferisce di gran lunga l’amore occasionale con le sartine. Ma i confini dei ruoli sono offuscati: chi è sopraffattore, chi è vittima? Forse sono vittime sia l’uomo sia la donna, perché il capriccio diventa presto reale infatuazione in Radegonda, che abbandona la figlia e il marito, obbligando l’amante a un rapimento riparatore.

Il ménage ha ben poco di romantico, perché ognuno dei due attori è infelice: Maurizio a causa del suo codice cavalleresco-militare non osa liberarsi della donna, che proprio per questo detesta e maltratta continuamente; lei, dal canto suo, accetta masochisticamente i suoi maltrattamenti, in ossequio a un ideale di dedizione che intende perseguire.

Si può quindi affermare che i due amanti sono vittime tanto l’uno dell’altra, quanto di codici astratti imposti dalla società. Maurizio, odia la parte che è costretto a interpretare, ma non ha il coraggio di abbandonarla, Radegonda soffre invece una parte che paradossalmente non desidera abbandonare. (continua)

Share This