Diversa è invece la mia valutazione del Contini critico di prosa. Niente è più adeguato per conoscere questo aspetto della sua attività della Letteratura dell’Italia unita 1861ꟷ1968. Verifichiamo gli autori che non ci sono, e questo è di per sé il giudizio più stroncatorio, e analizziamo la sua valutazione di quelli che ci sono.

Notiamo subito che dell’ultimo trentennio dell’Ottocento Contini trascura tre scrittori, dei quali i primi due in ordine cronologico, Gaetano Carlo Chelli, autore di un rilevante romanzo verista, L’eredità Ferramonti, pubblicato nel 1884, e Luigi Gualdo, autore di un notevole romanzo psicologico, Decadenza, pubblicato nel 1892, non sono nemmeno menzionati.

Del terzo, Edoardo Calandra, non viene neanche ricordato il grande romanzo storico, ma sensibile a suggestioni decadenti, La bufera, la cui prima edizione apparve nel 1899 e la seconda, profondamente revisionata, nel 1911, l’anno della sua morte.

A De Roberto Contini dedica una fuggevole menzione, definendolo  “l’altro pregevolissimo naturalista catanese” nella presentazione del Verga. Ma stiamo scherzando? I Vicerè sono un capolavoro degno del Mastro-don Gesualdo, e ne hanno riconosciuto la grandezza prima gli scrittori dei critici, a lungo colpevolmente ossequienti a una precipitosa stroncatura del Croce.

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