Ritratto di Raymond Radiguet (Modigliani,1915)

Il rovello inesausto dell’anonimo protagonista obbedisce a una pulsione che è di distruzione dell’amante e nello stesso tempo di autodistruzione, di cui lui forse è oscuramente consapevole, ma che in ogni caso non sarebbe in grado di contrastare.

Poco prima della conclusione del romanzo i due amanti vivono un periodo di felicità che sembra perfetta. Nella casa dell’infanzia di Marthe, che aspetta un bambino, i due giovani scoprono una dimensione edenica del loro rapporto: in questo hortus conclusus, estraneo alle intrusioni malevole del mondo, rinnovano la condizione idillica di Adamo ed Eva, nella quale la dolcezza della natura esilia ogni turbamento interiore.

Ma è solo la quiete prima della tragedia, di cui forse la donna è presaga. Il romanzo finisce ancora all’insegna dell’equivoco: Jacques, il vedovo, è convinto che sua moglie sia morta invocando il nome del bambino che ha dato alla luce, mentre il suo grido era rivolto all’amante, e a quel bambino rivolge tutte le sue cure più affettuose, credendolo figlio suo. Dopo il disordine della relazione adulterina, la fine della guerra ha riportato l’ordine, ma è un ordine che al palato del lettore ha un sapore di amaro sarcasmo.

A che genere appartiene Il diavolo in corpo? Certo, è un romanzo di passione, ma, forse, è prima o più ancora un romanzo psicologico. La trama è esile, e la sua evoluzione non ha particolari caratteri di eccezionalità. La narrazione, però, ed è la sua peculiarità, è continuamente intrecciata con le riflessioni del protagonista, le quali ne fanno una sorta di inedito saggio di psicologia adolescenziale.

Lo stile è quello classico: Radiguet vuole la chiarezza, vuole che il lettore comprenda le motivazioni che ispirano il comportamento dell’egocentrico protagonista, anche quando esse non gli sono del tutto chiare. Quella  francese è la cultura della clarté, della ragione cartesiana che analizza per giungere alla luce della comprensione. La chiarezza e la semplicità qui non vengono meno neanche quando è più febbrile la partecipazione emotiva del protagonista narratore.

Il diavolo in corpo non nasce come un fiore isolato nel deserto. Ha alle spalle quella tradizione che con la Principessa di Clèves di Madame de la Fayette inaugura nel Seicento la tradizione del romanzo psicologico, e prosegue nel secolo successivo con quel capolavoro del libertinismo intellettuale che è rappresentato dalle Relazioni pericolose di Choderlos de Laclos, e nell’Ottocento romantico con l’Adolfo di Constant.

Io avverto l’eco soprattutto di quest’ultima opera, e invece, nella valorizzazione degli spazi bianchi, intervallati a capitoli di lunghezza assai diversa, privi di numerazione, che evidenziano la tensione del variabile ritmo narrativo, la lezione delle avanguardie frequentate dal giovanissimo autore.

 

 

 

 

 

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