L’ossequio al codice cavalleresco genera infine in Maurizio un gesto di orgoglio e di dignità: alla proposta del suo principale creditore di estinguere il suo debito cedendogli per qualche tempo l’amante reagisce schiaffeggiandolo e ricavandone una sfida a duello.

I due amanti infine sono condannati a restare insieme, forse fino alla morte, ma a causa della nuova condizione di Maurizio, che per la prima volta sembra riconoscere la grandezza dell’animo di Radegonda, il giogo della relazione illegittima è divenuto per loro meno gravoso da tollerare.

Ho lasciato deliberatamente per ultima la ragione che agli occhi (sarei quasi tentato di dire agli orecchi) del lettore contemporaneo costituisce il fascino del breve romanzo. Imbriani è un grande virtuoso del linguaggio. Il suo lessico, di una ricchezza impressionante, attinge alle fonti più svariate: non solo frequenti neologismi, ma anche dialettismi, francesismi, latinismi. Imbriani infarcisce la sua prosa, che trasgredisce disinvoltamente la sintassi, di punti esclamativi e interrogativi e di puntini sospensivi.

Il lettore può rimanere sconcertato anche da quella che è una delle caratteristiche più curiose di questo stile: l’uso alluvionale della virgola, che spezza la frase in un singhiozzare di segmenti secondo i principi di una logica personale.

Imbriani fa parte di quella sparuta comunità di scrittori per i quali la lingua non mantiene alcun segreto. Gli scrittori italiani sono quasi sempre ossequenti alla tradizione classica: una tradizione nobile, ma che non concede molta libertà alla creatività individuale sul piano della lingua e dello stile, i quali sono esposti al pericolo della cristallizzazione.

Gianfranco Contini ha parlato della “funzione Gadda” a proposito dell’effetto di rottura che il grande scrittore milanese ha esercitato nei confronti della nostra moderata tradizione umanistica, che nella storia della letteratura ha preferito seguire la lezione monolinguistica del Petrarca e non lo sperimentalismo plurilinguistico di Dante. La critica ha ravvisato tra gli anticipatori di Gadda un paio di scrittori della Scapigliatura sui quali tornerò più avanti.

Imbriani ha pagato in qualche modo un’emarginazione di carattere geografico. Gadda probabilmente non lo conosceva, ma avrebbe senza dubbio letto con entusiasmo questo napoletano così irregolare, reazionario in politica e rivoluzionario in letteratura, non meno caustico e astioso di lui, che prende bellamente a calci la seriosità del classicismo.

Gadda è stato più fortunato, perché Contini lo ha fatto uscire dalla sua nicchia e lo ha rivelato all’attenzione dei lettori. Lui stesso ha riconosciuto che il tempo di Imbriani non è ancora arrivato. Noi non possiamo più invocare alibi, se la sua narrativa iconoclasta continua a rimanere avvolta dall’oscurità. Onoriamo questo scrittore facendolo uscire alla luce del giorno ed esponendolo all’ammirazione della comunità dei lettori, come si merita.

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