Il più simpatico tra quanti alloggiano nella locanda dei Gibella è il professor Augustini, affabile e alla mano, che passa le sue giornate in lunghe escursioni con il figlio quattordicenne Carlino.  La natura si arrende sempre al loro entusiasmo, che non arretra di fronte ad alcuna difficoltà, e saranno proprio loro a salvare i Gibella smarriti tra i boschi e le montagne.

La rappresentazione del professore con il figlioletto potrebbe sfiorare l’oleografia, ma un colpo di scena vanifica d’improvviso ogni sospetto del genere: nella locanda il professore, ferito nei suoi sentimenti patriottici, perde ogni self control e rischia di venire alle mani con uno smargiasso avvocato.

Dopo che le condizioni meteorologiche avverse e la natura infida hanno tormentato gli imbranatissimi Gaudenzio e Martina, alla quale è stato estratto un dente sano invece di quello dolente, la coppia ritorna al suo paesello con una fretta che ha l’aspetto di una fuga.

Che cosa è rimasto di quella vacanza che avevano sognato, “se anche fuori del loro paese, dal grande al piccino, le cose hanno tutte lo stesso andazzo: dappertutto cielo, terra e montagnaccie; seccature, gabbamondi e ciarlatani di ogni specie”?

Questa è la morale che trae Gaudenzio dalla loro disavventura, e non potremmo chiedergli di più. Non possiamo sapere se l’autore  condivide questa moralistica filosofia spicciola, che fugge ogni contatto con il mondo esterno al proprio guscio.

Il finale, comunque, ci riserva una sorpresa, con una imprevedibile nota di tenerezza. Febbricitante per la recente aggressione del vento e della pioggia, mentre si rivolta insonne nel suo letto di casa, Gaudenzio decide di compiere un’azione che lo onora. Se avesse avuto la vista più acuta e avesse considerato retrospettivamente la vicenda, avrebbe compreso che essa aveva avuto per lui il valore di un percorso di formazione.

Perché possiamo considerare Alpinisti ciabattoni  un gioiello? In questo vivace spaccato di provincia Cagna ha realizzato un difficile equilibrio tra la ricchezza della sua tavolozza linguistica e la comicità, al limite della farsa, delle situazioni narrative. L’esito della fusione di questi due elementi è probabilmente l’opera più organica del suo autore.

Share This