Come Calandra, Carlo Dossi, all’anagrafe Carlo Alberto Pisani Dossi, è assai lontano dall’immagine consueta dello scapigliato bohémien. Nato nel 1949 a Zenevredo in provincia di Pavia, ebbe con gli scapigliati milanesi frequentazioni già poco più che adolescente e divenne amico anche del pittore Tranquillo Cremona.

Questi ci ha lasciato il ritratto, che ho riportato qui sopra, di un giovane non bello, ma che conservava nitidi i lineamenti aristocratici della sua famiglia. Questo ritratto è certamente più persuasivo di quello, quasi caricaturale, che ci ha riportato Luigi Capuana: “Ha la testa grossissima, la fronte dilatata, così dilatata che il suo viso prende la figura d’una trottola”.

Con l’amico Luigi Perelli Dossi fondò diciottenne La palestra, rivista che nella sua pur breve vita ottenne la collaborazione di alcune delle più importanti personalità letterarie, come Giosuè Carducci e Niccolò Tommaseo. In quegli anni egli manifestò un precoce talento narrativo, pubblicando L’altrieriNero su bianco (Milano, 1868) e Vita di Alberto Pisani (ivi,1870), in cui rivelava una raffinata vena umoristica, che il suo carattere riservato e schivo non avrebbe lasciato facilmente immaginare.

Seguì l’esperienza romana di volontario al ministero agli Affari esteri, dal quale si dimise dopo appena un anno, insofferente della lontananza dalla famiglia e dagli amici milanesi. Il suo ritorno propiziò un’intensa attività letteraria, che generò, oltre ad altre opere, La colonia felice. Utopia e La desinenza in A, un capitolo dell’incompiuto ciclo dei Ritratti umani.

Ripresa la carriera diplomatica per ragioni economiche, conobbe a Roma l’uomo che impresse una svolta alla sua vita, Francesco Crispi, nel quale vide un politico non d’ordine ma di rottura, legato alla tradizione della Sinistra postrisorgimentale e determinato a imporre il prestigio internazionale dell’Italia. Fu un periodo di attività giornalistica per Dossi, che fu invitato da Crispi a collaborare al suo rinato quotidiano La riforma.

L’impegno giornalistico favorì la ripubblicazione di alcune sue opere e la pubblicazione di nuove con editori tra i più importanti, consentendogli di essere conosciuto da un pubblico più ampio. Ma questa esperienza non durò a lungo, perché Crispi, ministro dell’Interno nel 1887 nell’ultimo governo De Pretis, lo nominò capo della sua segreteria, con l’incarico di gestire i rapporti con gli Esteri, e qualche mese dopo, divenuto presidente del Consiglio, capo di gabinetto di questo dicastero.

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