Ignoro quali ragioni abbiano indotto Contini a escludere Massimo Bontempelli dalla sua Letteratura dell’Italia unita, ma credo che abbia preso un abbaglio. Questi infatti è un autore importante del primo Novecento, anche se il tempo, che ne ha trascurato la memoria, sembra concordare con il grande critico.

Bontempelli è una personalità tra le più eclettiche: poeta, narratore, drammaturgo, saggista e persino musicista, guardò con molta attenzione anche alla nuova arte cinematografica e fu il fondatore del primo cineclub a Roma. Inoltre, con la sua attività e la sua rivista, Novecento, pubblicata verso la fine degli anni venti, contribuì a sprovincializzare e a rinnovare la cultura italiana.

I manuali di storia della letteratura italiana di solito dedicano qualche riguardo al narratore, a scapito del drammaturgo. Effettivamente, nelle sue prime tre pièces si potrà contestargli di non essere riuscito ad assimilare in modo personale e senza incertezze le suggestioni del futurismo e di Pirandello, di cui fu non solo estimatore, ma anche amico.

Con la successiva Minnie la candida, però, composta nel 1927, l’autore, intravedendo acutamente, persino quasi profeticamente, i rischi di disumanizzazione della civiltà tecnologica avanzante, si sottrae a ogni condizionamento letterario e ci offre una delle opere più originali del decennio in cui avevano visto la luce i massimi capolavori teatrali pirandelliani.

Sia nel teatro come nella narrativa Bontempelli è un autorevole scrittore del genere fantastico, poco frequentato dai nostri letterati, al quale, in veste di teorico, assegnò il nome di realismo magico. Nelle sue atmosfere surreali il dato oggettivo evoca una dimensione altra, magica e visionaria, paradossalmente in virtù di una scrittura lucida e netta, quasi geometrica, ma venata d’ironia.

Ciò ha suscitato in certa critica il sospetto che la narrativa di Bontempelli si risolva in un gioco, per quanto sapiente, di freddo intellettualismo. Certo, questa è un’insidia alla quale non sempre egli riesce a sfuggire, ma l’autore, solo per citare un paio di opere, della “fiaba” della Scacchiera davanti allo specchio e del romanzo, solidamente strutturato, di Gente nel tempo, il suo capolavoro narrativo, non può essere ignorato nella storia della letteratura novecentesca.

 

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