Con Amore amaro, apparso nel 1958, del quale fu realizzata una mediocre traduzione cinematografica nel 1974 da Florestano Vancini, Carlo Bernari ha scritto un romanzo breve che rimane tra le sue cose migliori. Dopo Il diavolo in corpo di Radiguet e Gioventù che muore di Comisso, finalmente una storia d’amore in cui la donna figura più forte del suo giovane amante (evidentemente gli scrittori amano le coppie in cui il personaggio femminile ha più primavere).

Contrariamente alle attese, quella che, all’inizio del romanzo, è una cliente antipatica del negozio in cui lavora come garzone l’io narrante, diventa in breve protagonista del romanzo. L’ambientazione è a Roma, prima del secondo dopoguerra, ma il fascismo rimane sullo sfondo (le ragioni per le quali esso è il grande assente tra i temi affrontati dai romanzieri del dopoguerra meriterebbero un approfondimento, che mi risulta ancora inedito), e non sono le divergenze ideologico-politiche (Ugo è antifascista) a compromettere la relazione dei due amanti.

Il titolo del romanzo non lascia dubbi sulla natura dell’amore in questa che è la storia della passione di un ventenne, Ugo, per una vedova più matura di una decina d’anni. Tra i due compare un terzo incomodo, il figlioletto di salute cagionevole, che interpreta la parte del viziato e lagnoso scocciatore.

Per mantenere viva la sua relazione il protagonista dà prova di un’ammirevole dedizione. Nei confronti del bambino si comporta come una sorta di fratello maggiore, accompagnandolo a passeggio e difendendolo con determinazione quando lui viene deriso per la sua obesità.

Vittorio è il personaggio che evolve maggiormente nel corso del romanzo: guarisce dalla sua obesità e diventa un giovanotto giudizioso, che dimostra la sua maturità indossando la veste del consolatore del suo ex protettore.

Renata è invece personaggio un personaggio ambiguo, se non enigmatico. Poiché la narrazione in prima persona del protagonista non consente di penetrare nel suo animo, dobbiamo attenerci, per cercare di comprenderla, ai suoi discorsi e alle sue azioni. Non è molto simpatica e non dimostra mai nei confronti di Ugo la tenerezza della donna innamorata.

Alla fine del romanzo scopriamo che si sposa incinta con un uomo più vecchio di lei. Il suo ha tutte le apparenze di un matrimonio di convenienza, per assicurare la tranquillità economica alla propria famiglia. Forse lei non è mai stata veramente innamorata di Ugo, ma ha provato per lui solo un’attrazione di carattere fisico. Tuttavia si è tentati di sospettare in lei un’insondabile amarezza, che infine Vittorio conferma confidando a Ugo i suoi pianti frequenti per lui.

Molto probabilmente, a causa della differenza di età Renata non intravedeva la possibilità di realizzare con lui una solida stabilità coniugale, quantunque il suo nuovo lavoro in una libreria antiquaria (un tratto autobiografico dell’autore) gli consentisse un certo benessere.

Lo stile del romanzo non riserva sorprese. Bernari non insegue ricercatezze né rarità espressive, ama l’economia dei mezzi, la sobrietà anche del lessico, la semplicità. In una parola, appartiene alla categoria degli scrittori dallo stile classico.

 

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